Letture, I want to be a living work of art.

Oggi si parla di Luisa Amman, Marchesa Casati.

Chi ama il mondo del fumetto d’autore nostrano, saprà che la Rizzoli Lizard, ha fatto uscire, negli ultimi giorni di aprile, l’ultimo capolavoro di Vanna Vinci: Casati, la musa egoista.

Per chi non conosce Vanna Vinci come autrice, vada in libreria e cerchi i suoi volumi. Qualunque. Da La bambina filosofica ad Aida al confine, Oltre il buio, Gatti neri, cani bianchi. Vanna Vinci sa come si raccontano belle storie, e lo fa con un tratto in grado di incantare anche chi di fumetto, non ha mai letto nulla. Lezioni di storia disegnata, belle da vedere.

Conoscevo il nome Casati, ma nulla più, ma dopo la lettura della graphic novel, qualcosa è cambiato.

Per riassumerla brevemente, Luisa Amman, nasce in una famiglia facoltosa austro-milanese, sposa il marchese Casati, e decide di rendere sé stessa e la sua vita, un’opera d’arte. Non so ad elencare tutti gli amanti, tra i quali il Vate (devo verificare a quando coincidono gli incontri tra D’Annunzio con la marchesa, e con Tamara de Lempicka, pittrice di origini polacche, con la quale ebbe un flirt, scoperto e segnato da una cameriera – se vi interessa questa parte di storia vi consiglio il libro Tamara De Lempicka e Gabriele D’Annunzio, nel diario di Aeris Mazoyer con un appendice di lettere e messaggi, edito da ES).

Gli artisti più in voga dell’epoca le fecero dei ritratti, pagava per essere ritratta da loro, si vestì da Cesare Borgia (e già solo per aver fatto lui, posso amarla fortemente), San Sebastiano, Salomè.
Una vita estrema, fatta per stupire.

Anche i fotografi la immortalarono.
Man Ray ne fece un viso con sei occhi

ed una figura intera con dietro cavalli ranpanti.

“La porta della stanza dove eravamo seduti a parlare infine si aprì. Una donna morta vi entrò. Il suo corpo superbo, era coperto da un abito di satin bianco, che la cingeva come un sudario, trascinandolo dietro di sé. Un bouquet di orchidee nascondeva il suo seno. I suoi capelli erano rossi e la carnagione livida color alabastro. Il suo viso era divorato da due enormi occhi, le cui pupille nere, quasi sopraffacevano la sua bocca, dipinta di un rosso così vivido che assomigliava ad una striscia di sangue. Nelle sue braccia, un piccolo cucciolo di leopardo. Questo era la marchesa Casati”.

Gabriel Louis Pringuè

Luisa Casati – 1913 by Adolf Demeyer

Ma forse, la fotografia rubata di Cecil Beaton, è quella che mi lascia più sopraffatta dalle emozioni.
Il ritratto non riuscito, di una donna, ormai anziana, che continuava a vivere la sua esistenza come se la sua gioventù non fosse mai passata. Molti artisti la definirono incredibilmente timida. Forse, proprio in quest’immagine si può cogliere un piccolo spiraglio di ciò che fu questa donna.

Photo by Cecil Beaton

La moda attuale si è ispirata più volte a lei, come icona di stile, basti pensare ala collezione Galliano per Christian Dior nel 1998, nel 2008, ma anche Alexander McQueen, sempre nel 2008, o di Karl Lagerfeld nella sfilata del 2010 a Venezia.

Chanel 2010

Ma anche fotografi contemporanei hanno voluto far rivivere la marchesa, mettendo in scena antichi attimi di un tempo che più non tornerà.

Carine Roifield as Marchesa Casati – photo Karl Lagerfeld

Certamente Paolo Roversi ci dona un’interpretazione sublime.

Tilda Swinton – Paolo Roversi

Potrete vedere l’intero editoriale in questo blog.

Libri in Italia? Purtroppo solo Uno, fuori produzione ( a quanto sembra, anche se mi sto informando) Infinita Varietà – vita e leggenda della marchesa Casati, edito da Corbaccio.
Per i divoratori di immagini The Marchesa Casati: portraits of a muse.

Non so voi, ma sento una strana voglia di renderle omaggio. Fossimo vissute nella stessa epoca, ed il caso ci avesse portato ad incontrarci, avrei subìto, certamente, il fascino del suo personaggio costruito e, come tanti altri, avrei voluto immortalare  quei suoi grandi occhi che tutto sapevano inghiottire.

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