Margaret Bourke White, sguardo su un mondo nascosto

“Margaret, sei stata invitata a venire al mondo, di questo dovrai essere sempre fiera”

 

Ecco come comincia “Il mio ritratto”, la biografia di Margaret Bourke White (1904-1971), fotografa statunitense che può annoverare diversi traguardi tra cui: essere stato il primo straniero fotografo ammesso a scattare foto in Urss, la prima corrispondente donna e la prima donna fotografa del settimanale Life.

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Margaret si avvicinò alla fotografia intorno ai vent’anni, prima la sua più grande passione era la biologia. Da bambina, la madre le faceva trovare libri riguardanti gli argomenti naturali, le permetteva di allevare cento bruchi dentro una scatola sulla finestra, ed altre piccole gentilezze che fecero amare sempre di più le materie scientifiche. Non era una ragazza popolare a scuola, una di quella che non invitavi alle feste.

A 19 anni ci fu il suo riscatto, sposò un insegnante di ingegneria. Lui decise di forgiare il loro anello nuziale con delle pepite che avevano trovato in un negozio in città. Il giorno nella prova dell’anello, l’uomo, nel rendere l’oggetto perfetto lo ruppe, forse il destino stava dando un messaggio a Margaret, che lasciò il marito dopo 2 anni di matrimonio.

La fotografia arrivò inaspettata, con una vecchia macchina fotografica regalatale dalla madre, dal valore di 20$ con una lente incrinata. Non riuscendo a trovare un lavoro come cameriera o bibliotecaria, decide di vendere le fotografie del campus e quelle naturali scattate vicino al lago Cayuga (New York). Le sue foto erano apprezzate, anche se non del tutto capite, e finì per occuparsi delle copertine del giornale per gli exstudenti.

Margaret ha un dono per la fotografia di architettura, riuscendone a mostrare anche ai profani, la bellezza delle linee, dei giochi di ombre, dei pieni e dei vuoti.
La fotografia le stava dando molte più soddisfazioni di quante gliene avrebbe date la biologia. Ed era solo l’inizio.

Si trasferì a New York, con il suo portfolio fotografico, decisa a mostrarlo a tutti gli studi di architettura della città. Le venne suggerito il nome di York & Sawyer e quello di Benjamin Moskowitz. L’uomo inizialmente la ignorò, ma scorse con la coda dell’occhio, la prima fotografia che Margaret teneva in mano, la torre della biblioteca del campus. Le diede un lavoro.

fort peck dam

La carriera della Bourke era ormai avviata, la sua ricerca verso le strutture portanti della società la spinse verso quella industriale delle acciaierie. Le industrie non erano state create per essere belle, eppure, nelle loro linee semplici, squadrate, c’era bellezza: erano lo specchio di un’epoca, di una società, affascinanti e drammatiche.

wind tunnel construction, Ft. Peck, Montana

Dam at Fort Peck, Montana

Nell’estate del 1929, un telegramma, la invita a recarsi a New York, il mittente è Henry R.Luce del Time.
Insieme ad altri collaboratori vogliono realizzare un nuovo magazine legato al mondo dell’economia e dell’industria, il Fortune.

Margaret “si arrampica” a 250 metri di altezza per fotografare il nascente Chrysler building. Non ha paura a stare ad una tale altezza, forse memore dei giochi che la madre le faceva fare da bambina per affrontare le proprie paure, o forse seguendo i consigli imparati nelle acciaierie, dove anche se ti trovavi a 300 metri di altezza, dovevi fingere che fossero 3 metri, rilassandoti e lavorando con calma, poichè i problemi erano esattamente gli stessi.

Aerial view of a DC-4 passenger plane flying over midtown Manhattan

Questo era solo un “assaggio” di quanto ho potuto leggere di questa straordinaria fotografa e della sua vita, la sua biografia potete trovarla su Amazon.

Quanto vorrei leggere queste storie non solo su libri specializzati, ma anche in testi scolastici, o documentari televisivi. Quanto vorrei che queste personalità fossero di ispirazione e guida per tante altre persone. Mi sembra che troppo spesso diamo per scontato la straordinarietà di certe azioni,  come se non riuscissimo a considerare l’azione legata all’epoca in cui essa è stata fatta.
Se voi lettori, conoscete altre storie “straordinarie” oppure volete condividere con me nomi, curiosità su autori/trici fotografi/e, sarei lieta di leggere le vostre segnalazioni, per potermi documentare e magari scriverne una recensione.

 

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