Alice Springs

Una domenica mattina, Helmut era a letto con l’influenza, e non poteva prendere parte al suo rendezvous per fotografare un modello per la pubblicità delle sigarette Gitanes presso Place Vendome. Visto che qualcuno doveva avvertire il ragazzo, ho suggerito che potevo andare io, portando la macchina fotografica con me e scattare delle foto, ben sapendo che quello non era un lavoro di Helmut, che avrebbe potuto rifare lo scatto durante la settimana. Helmut mi mostrò come utilizzare l’esposimetro e come caricare la macchina, e ho scattato la foto. L’abbiamo mandata al cliente e ho capito che ero entrata nel business quando il compenso arrivò alla posta di Helmut”

Sguardo da seduttore consumato, una scia di di fumo si confonde ed avvolge il viso, lo sguardo lontano, abbigliamento di una generazione piena di sogni e di voglia di capovolgere il mondo. Ecco il primo scatto di Alice Springs, che sostituì il marito nel 1970 per la pubblicità di Gitanes.

 

Viene inaugurata il 27 settembre alla Fondazione Helmut Newton di Berlino una retrospettiva su June Browne, meglio nota con lo pseudonimo Alice Springs. Nel 1948 convogliò a nozze con Helmut Newton, dopo essere stata per lui sua modella.

L’episodio di Gitanes segna l’inizio della sua ascesa nel mondo della fotografia.

Arrivano nuove esperienze, come gli scatti per la campagna Jean Louis David. Donne con caschetti curatissimi, padrone della città, donne carismaiche, divertenti, sensuali, donne vere.

 

Gli anni 70 sono ricchi di soddisfazione per Alice.

 

“E poi è arrivato Depece Mode. L’editor in chief aveva chiesto ad Helmut di lavorare per lui, ma Helmut era già sotto contratto con Conde Nast e fece il mio nome. Mi fu affidato un compito, con la condizione che avrebbero potuto avere diritto di veto, nel caso in cui non gli fosse piaciuto. Per mia fortuna il lavoro fu accettato e divenni un contributor regolare. C’era una ventata nuova ed io ero parte di essa”

Street Look provocatori di una Parigi in fermento

 

L’unione con Helmut la portò a conoscere persone importanti del mondo della moda, del cinema, dell’arte. Entrare in salotti altolocati, scattare ritratti di personalità forti, che guidavano e guidano, un mondo a cui molti ambiscono.

Ritratti veri, bianchi e neri che condiscono uomini e donne nei loro spazi più intimi, riflessi del loro estro.

 

Ma Alice coglie anche sguardi e personalità lontane dalle passerelle, dai riflettori. Visi sorridenti, attimi rubati, tutto impresso sulla pellicola. Alice riesce a trasmettere una sensazione “casalinga”, come se noi tutti conoscessimo le persone da lei ritratte, come se noi tutti fossimo passati a Ca’ del Bosco a Erbusco

Poi venne la danza, il nudo, ed Helmut. Scatti nei suoi set durante i servizi fotografici, mentre lavora, c’è amore nella fugace figura di Helmut a Maui, durante gli scatti per American Vogue.

Citazioni tratte da Alice Springs photographs – ed. Taschen

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Letture, I want to be a living work of art.

Oggi si parla di Luisa Amman, Marchesa Casati.

Chi ama il mondo del fumetto d’autore nostrano, saprà che la Rizzoli Lizard, ha fatto uscire, negli ultimi giorni di aprile, l’ultimo capolavoro di Vanna Vinci: Casati, la musa egoista.

Per chi non conosce Vanna Vinci come autrice, vada in libreria e cerchi i suoi volumi. Qualunque. Da La bambina filosofica ad Aida al confine, Oltre il buio, Gatti neri, cani bianchi. Vanna Vinci sa come si raccontano belle storie, e lo fa con un tratto in grado di incantare anche chi di fumetto, non ha mai letto nulla. Lezioni di storia disegnata, belle da vedere.

Conoscevo il nome Casati, ma nulla più, ma dopo la lettura della graphic novel, qualcosa è cambiato.

Per riassumerla brevemente, Luisa Amman, nasce in una famiglia facoltosa austro-milanese, sposa il marchese Casati, e decide di rendere sé stessa e la sua vita, un’opera d’arte. Non so ad elencare tutti gli amanti, tra i quali il Vate (devo verificare a quando coincidono gli incontri tra D’Annunzio con la marchesa, e con Tamara de Lempicka, pittrice di origini polacche, con la quale ebbe un flirt, scoperto e segnato da una cameriera – se vi interessa questa parte di storia vi consiglio il libro Tamara De Lempicka e Gabriele D’Annunzio, nel diario di Aeris Mazoyer con un appendice di lettere e messaggi, edito da ES).

Gli artisti più in voga dell’epoca le fecero dei ritratti, pagava per essere ritratta da loro, si vestì da Cesare Borgia (e già solo per aver fatto lui, posso amarla fortemente), San Sebastiano, Salomè.
Una vita estrema, fatta per stupire.

Anche i fotografi la immortalarono.
Man Ray ne fece un viso con sei occhi

ed una figura intera con dietro cavalli ranpanti.

“La porta della stanza dove eravamo seduti a parlare infine si aprì. Una donna morta vi entrò. Il suo corpo superbo, era coperto da un abito di satin bianco, che la cingeva come un sudario, trascinandolo dietro di sé. Un bouquet di orchidee nascondeva il suo seno. I suoi capelli erano rossi e la carnagione livida color alabastro. Il suo viso era divorato da due enormi occhi, le cui pupille nere, quasi sopraffacevano la sua bocca, dipinta di un rosso così vivido che assomigliava ad una striscia di sangue. Nelle sue braccia, un piccolo cucciolo di leopardo. Questo era la marchesa Casati”.

Gabriel Louis Pringuè

Luisa Casati – 1913 by Adolf Demeyer

Ma forse, la fotografia rubata di Cecil Beaton, è quella che mi lascia più sopraffatta dalle emozioni.
Il ritratto non riuscito, di una donna, ormai anziana, che continuava a vivere la sua esistenza come se la sua gioventù non fosse mai passata. Molti artisti la definirono incredibilmente timida. Forse, proprio in quest’immagine si può cogliere un piccolo spiraglio di ciò che fu questa donna.

Photo by Cecil Beaton

La moda attuale si è ispirata più volte a lei, come icona di stile, basti pensare ala collezione Galliano per Christian Dior nel 1998, nel 2008, ma anche Alexander McQueen, sempre nel 2008, o di Karl Lagerfeld nella sfilata del 2010 a Venezia.

Chanel 2010

Ma anche fotografi contemporanei hanno voluto far rivivere la marchesa, mettendo in scena antichi attimi di un tempo che più non tornerà.

Carine Roifield as Marchesa Casati – photo Karl Lagerfeld

Certamente Paolo Roversi ci dona un’interpretazione sublime.

Tilda Swinton – Paolo Roversi

Potrete vedere l’intero editoriale in questo blog.

Libri in Italia? Purtroppo solo Uno, fuori produzione ( a quanto sembra, anche se mi sto informando) Infinita Varietà – vita e leggenda della marchesa Casati, edito da Corbaccio.
Per i divoratori di immagini The Marchesa Casati: portraits of a muse.

Non so voi, ma sento una strana voglia di renderle omaggio. Fossimo vissute nella stessa epoca, ed il caso ci avesse portato ad incontrarci, avrei subìto, certamente, il fascino del suo personaggio costruito e, come tanti altri, avrei voluto immortalare  quei suoi grandi occhi che tutto sapevano inghiottire.

La metempsicosi, ma è brutta!

Cosa provate quando osservate un’immagine che vi piace?

Prendete una rivista e cominciate a lasciare scivolare le sue pagine fra le vostre dita. Guardatela anche velocemente, sarà il vostro occhio a dirvi quando fermarvi.

ImmagineMi auguro che, una fotografia come questa, possa scuotere il vostro animo. Per chi se lo fosse perso, sono scatti di Annie (oh my god ti adoro) Leibovitz per il film “Les Miserables”.
Proprio con quest’immagine, sono entrata in brusco contatto, con la percezione dei giovani.
E’ stato un momento molto brutto e scadente, uno di quelli che non vorresti vivere, nè leggere, nè credere che sia successo veramente.
Girovagando nei meandri  di facebook, un’amica in comune, condivide, giustamente sdegnata, il commento di una ragazza su Fantine.
La giovane era sconcertata, per usare il termine corretto, del fatto che avessero reso così brutta l’attrice, tutta storta, ma, principalmente, che l’immagine era brutta.
Partendo dal fatto che lei non era conscia di riferirsi direttamente all’immagine, ma come è possibile un’asserzione del genere?!
Tralasciamo che il soggetto, non aveva in mente nè la storia, nè la storia dell’arte (sospetto un richiamo ad Ingres), se no avrebbe capito il perchè della posa, della luce e del personaggio.
L’emozione che ha provato guardando l’immagine è stata “brutta”…avrei capito disperata, patetica, triste, rassegnata, ma brutta o__o
Sono rimasta basita dal fatto che il nostro occhio, che dovrebbe essere abituato a belle immagini, non lo sia, o non sia in grado di capire al di là stesso della mera immagine visiva (sto generalizzando ovviamente).
Tristezza a palate.

Immagine

Probabilmente sono i canoni a cui ci stiamo abituando a non farci percepire al meglio le sensazioni, a volerne di più o di genere diverso.
Siamo esaminatori distratti, scriveva Walter Benjamin, nel 1936.
Speravo in un cambiamento verso qualcosa di positivo, invece, dovrei forse ricredermi?

In compenso, si sta formando al meglio tutto l’entourage per lo shooting del 9 maggio.