Movie challenge: Steve Jobs

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E’ tutto così bianco in questa copertina! Aiuto!

Steve Jobs“, regia di Danny Boyle (Trainspotting, The Millionare), ci immerge subito in un mondo fatto di presentazioni di nuovi prodotti e di tutto ciò che avviene dietro le quinte. Non c’è bisogno di dare grosse spiegazioni, nè di un po’ di storia dell’evoluzione del marchio Apple. I personaggi ci parlano come se noi conoscessimo gran parte delle vicissitudine finanziarie ed azionistiche. Ti senti estraneo mentre la pellicola scorre, come stessi osservando il tutto da una serratura o origliando da una porta.

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Michael Fassbender/Jobs l’uomo che doveva sempre dare spiegazioni/ confrontarsi prima del lancio dei suoi prodotti, povero caro!
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Devo ancora capire se il film mi é piaciuto o meno, poiché le scene di scontro/confronto si susseguono le une alle altre, con picchi di arrabbiatura altalenanti tra “bufera” e “parzialmente nuvoloso”.

Le musiche di Daniel Pemberton, soprattutto It’s not working, hanno sottolineato questo stato di ansia, utilizzando suoni gravi, a ritmo serrato, riproducendo rumori e suoni cybernetici. I primi 10/15 minuti ci interroghiamo se un computer saluterá o meno il pubblico, e tu sei li che dici: “Oddio, oddio, il mal di vivere é potente”. Se l’ intenzione era quella di farti avvertire lo stress, ci sono riusciti benissimo.
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A fianco del nostro protagonista, la vincitrice del golden globe Kate Winslet (sempre bravissima, ho ancora le lacrime per The reader), spalleggia Fassbender, in scambi arguti di battute e comprensione umana. Fassbender si dimostra, ancora una volta un attore versatile ed abile (già in Inglorious Bastards l’avevo amato, ma dopo Macbeth abbiamo raggiunto un livello successivo, questa scuola inglese che sforna talenti senza ritegno)
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Ho apprezzato il fatto che venisse mostrato un dualismo Jobs/crew lavorativa e Jobs/famiglia, dove ogni tanto traspariva il lato piú “umano” (per una manciata di secondi). Avrei voluto che venisse maggiormente sottolineato il rapporto Jobs/padre, ma forse ne hanno parlato giàaltri film
Belli i flashback tipo messaggi subliminali, rendevano bene l’idea del pensiero/ ricordo che scorre velocemente. E’ tutto molto blu nelle conferenze, nei dibattiti, per poi scoprire un certo “calore” nelle scene con Lisa.

Se avete voglia di auto-indurvi dello stress, ascoltate la colonna sonora qui, leggervi l’autobiografia autorizzata di Walter Isaacson, dalla quale Boyle ha preso spunto, ed un intervista al bel Fassbender dove risponde ad alcune domande.

 

 

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