Movie Challenge: Brooklyn

brooklyn.jpg

Adoro questa locandina

Il primo commento dopo la visione di Brooklyn, tratto dal romanzo omonimo di Colm Tóibín, è stato: “Brooklyn il film che non devi e devi guardare se stai per partire”.

Non lo devi guardare perchè ti fa riflettere su quello che stai lasciando, nel bene e nel male. Lo devi guardare per avere speranza e fiducia nel salto nel vuoto che stai per compiere.

Il film di John Crowley,  è in lista sia per i Bafta che per gli Oscar in svariate categorie, tra cui: migliore attrice protagonista (Saoirse Ronan, ve la ricordate in “Grand Hotel Budapest?!),best supporting actress (Julie Walters, e lei ve la ricordate in “Mamma Mia”?!), costumi, makeup/hair, sceneggiatura non originale. Tra l’altro ha già partecipato a molti altri festival nel 2015 dove ha già vinto alcuni premi.

Il tema del “distacco” è stato trattato in maniera molto umana, molto vicina alla realtà, senza mai esagerare in esasperate scenate, tutto molto controllato. Non ci si lascia andare al melodramma, a fiumi di lacrime. Forse perchè sono irlandesi e non italiani (?), o sarà dovuto alla regia inglese?

brooklyn-movie-set-design-001.jpg

Alcuni fotogrammi del film sono davvero ben curati e ben studiati come ad esempio, quando la protagonista ed il suo compagno vanno a Coney Island (il colore menta/azzurrino della struttura architettonica mi ha conquistata, senza contare la composizione perfetta dello scatto), per poi essere ripresa nelle scene in Irlanda. I contrasti e dualismi città/paese, grattacieli/cemento/case basse/verde sono ben resi anche dall’uso del colore.

tumblr_ntpejylvau1r4wxjco9_1280.png

La nostra protagonista Eilis che gira per il paese natio vestita e con atteggiamento “americano” fa da enorme contrasto a tutto quanto. Le tensioni emotive condiscono il tutto. Lettere, amore, morte, scelte ecco come lo descriverei se dovessi fare un riassunto brevissimo.
Costumi e acconciature, soprattutto per Eilis, ben curate, ma sono un po’ di parte amando lo stile anni 50.

Schermata 2016-01-31 alle 14.04.04.png

Un film piacevole, non ci sono salti senza senso, scene inutili. Tutto scorre. Forse poco “coinvolgente”, proprio perchè molto pacato e controllato, direi realistico. SI vede che non è fatto da un’americano XD L’america è vista sì, come una terra di speranza, ma senza sovraccaricare l’idea stessa, senza esaltarla a dismisura.

La colonna sonora di Michael Brook mi è piaciuta, con l’uso principale di pianoforte/violino, con sonorità dalle ballate irlandesi e la mescolanza di suoni di strumenti tipicamente americani, come il banjo. Questo mash-up è vincente. Il canto gaelico alla mensa è meraviglioso

Come sempre, qui potrete trovare dei Behind the Scene interessanti, la preview della colonna sonora, ed il libro da cui è tratto.

Annunci

Movie Challenge: Carol

Questo nuovo anno mi mette di buon umore con le sfide ed i cambiamenti che attendono. Riprendo a scrivere su questo blog un po’ per dare voce ai miei pareri che aleggiano nella mia mente.
Ad esempio ho deciso di guardare il maggior numero di film candidati ai Bafta ed agli Oscar. Una sfida non da poco, visto che manca meno di un mese ad entrambe le premiazioni. Mi è sempre piaciuto il cinema, soprattutto quei film che nessuno calcola, che passano un po’ in sordina. Ovviamente guardo anche i blockbuster, ma sono un’amante delle belle scenografie, degli ottimi costumi, delle musiche che ti segnano e di una fotografia eccellente (ed anche degli attori/attrici che ogni tanto mi sogno la notte in sogni senza alcuna logica, ma dalle forte emozioni).

Trovo qui lo spazio per scrivere la mia rubrica Giulia goes to Hollywood (sto ancora lavorando sul nome della rubrica).

images

Ho iniziato guardando “Carol” di Todd Haynes. Le interpretazioni delle due attrici, Cate Blanchett (Carol Aird) e Rooney Mara ( Therese Belivet), entrambe candidate come migliore attrice protagonista e migliore coprotagonista, sono ottime. Leggendo in seguito il libro dal quale è tratto il film (“Il sapore del sale” successivamente “Carol” di Patricia Highsmith), ho compreso meglio l’atteggiamento di Therese.

Nel libro la tensione provata dalla ragazza, l’incertezza verso il futuro, sulle decisioni da prendere, dei sentimenti contrastanti, sono stati resi da Rooney con i suoi sguardi ed i suoi silenzi. I silenzi hanno parlato più delle battute. Cate Blanchett splendida donna borghese, un’ottima scelta, con la sua voce profonda ed un atteggiamento tra l’altezzoso e lo scherno. Sarah Paulson interpreta Abby (sembrava direttamente uscita dalla seconda stagione di American Horror Story). Forse il suo personaggio è stato quello più sacrificato, rispetto al libro, ma si sa, i tempi filmici sono differenti da quelli di un libro.
Le musiche originali di Cartel Burwell, ci accompagnano nella visione (le variazioni sul tema principale dell’opening non annoiano, ma sembrano diventare sempre più intime, più “dolci”), senza contare pezzi classici come quello di Billie Holiday Easy living.

talking-with-director-todd-haynes-about-carol-agency-power-and-the-technology-pushback-1120-1448042658-crop_mobile

Adoro questo fotogramma. E’ tutto così ben equilibrato, decadente un ossimoro fatto dall’arredamento, dalla carta da parati, con il personaggio di Carol, ora privata dei suoi vestiti borghesi, ma comunque dignitosa ed elegante.

E’ un film che ho riguardato più volte, sia prima di leggere il libro sia dopo. Ovviamente avrei voluto più scene, per mostrare meglio il cambiamento emotivo in Therese prima e dopo l’avvento di Carol (anche se ho avvertito molto bene il “male di vivere” mentre lavorava nei grandi magazzini Frankenberg). Ho apprezzato la scelta di non farla essere scenografa, ma fotografa, filmicamente ha reso molto. Seguendo alcune interviste Todd Haynes ha dichiarato che la “gestazione” di questo film è durata 15 anni, incredibile! Le tempistiche di Hollywood mi lasciano perplessa. La coppia Haynes/Blanchett lavora bene (“Io non sono qui”, se non lo avete visto, guardatelo adesso). Rooney Mara personalmente una scoperta. Ricordo che, quando guardai il trailer, pensai che mi ricordava una giovane Audrey Hepburn.
La scelta dei costumi, delle ambientazioni mi ha catapultata negli anni 50, facendomeli vivere con gli occhi. Ora vorrei una vecchia pelliccia di visone per fare una fotografia ispirata al film.

 

Alcuni bozzetti dei costumi di scena realizzati da Sandy Powell, anche lei nominata agli Academy Award.

Leggendo commenti qua e là, ho letto che molti lo hanno trovato noioso e lento. Credo che questa sensazione sia scaturita dal fatto che veri e propri colpi di scena non c’è ne siano. L’opera della Highsmith vede come protagonista Therese ed i suoi pensieri, le sue paure, i suoi se ed i suoi ma. Rendere visivamente ciò che viene pensato, come un turbinio di informazioni che guizzano di qua e di là sarebbe stato complicato.
Credo che Haynes abbia optato per la soluzione diametralmente opposta, quello di rendere il tempo e le azioni lentamente. E’ come se tutto fosse scandito dal battere delle ciglia a rallentatore. Non ho trovato questa scelta noiosa, credo che rendesse il giusto pathos alle vicende.

tumblr_o0cdcgh8xu1s6zqvxo1_500

Se siete come me, che amate il dietro alle quinte, questo video potrebbe interessarvi.
Per essere un film di genere,  sono contenta che sia stato proposto al vasto pubblico (o in quelle sale che non lo hanno messo in proiezione per 3 giorni, come è capitato qui da me). Il trailer italiano non lasciava intendere molto sulla trama…forse questo ha ingannato gli spettatori meno informati.

giphy

“Gennaio.

Era ogni genere di cose, ed era una cosa sola, come una solida porta. La sua temperatura gelida chiudeva la città in una capsula di grigiore. Gennaio era una serie di momenti, ed era un intero anno. Gennaio faceva piovere istanti, e li cristallizzava nella memoria: la donna che lei aveva visto scrutare ansiosamente i nomi, alla luce di un fiammifero, in un androne buio, l’uomo che scarabocchiava qualcosa e porgeva il pezzetto di carta all’amico prima che si separassero sul marciapiede, l’uomo che faceva tutto un isolato di corsa per prendere un autobus e ci riusciva. Ogni azione umana sembrava avere un che di magico. Gennaio era un mese bifronte, tintinnante come i campanelli di un giullare, scricchiolante come la neve incrostata, puro come qualsiasi inizio, arcigno come un vecchio, misteriosamente familiare e tuttavia ignoto, come un vocabolo che si può quasi ma non del tutto definire” [“Carol” – Patricia Highsmith]

Non so ancora giudicare se darei il mio personale oscar a loro due, ma una cosa è certa: se vincesse Cate Blanchett spero che venga invitata da Ellen DeGeneres. Se non vi è mai capitato di vedere le sue interviste, prendetevi qualche momento per cercarle. Scoprirete che dietro all’algida bionda si nasconde una donna che fa un sacco di battute.

tumblr_nfcum0c69t1qf5tr5o1_500

Consigli per gli acquisti (devo trovare un titolo decente anche per questa sezione)

“Carol” – Patricia Highsmith
Carol Soundtrack